Negli ultimi anni, si stanno multiplicando in rete tool e servizi gratuiti per la comparazione dei siti, la misurazione del traffico e della popolarità in rete. Gli strumenti disponibili sono così tanti, che gli analisti finiscono con l’utilizzarli tutti o quasi, riportandoli a indici complessivi oppure attribuendo a ciascuno delle capacità specifiche di sintesi.
Lo scenario fino a 1 anno fa era riassumibile così:

  • Deep within a site behavior (if over five million unique visitors a month) = comScore.
  • Deep search and clickstream (non free) = HitWise.
  • Free clickstream metrics (plus paid pro version) = Alexa, Compete.
  • Free clickstream and search metrics (not expansive) = Google.

(fonte Occam’s Razor by Avinash Kaushik)


A metà 2008, la grande novità è stata rappresentata dal lancio di Google Trends for Websites

  • Google Trends non è più solo uno strumento per confrontare i “search volumes” relativi a determinate parole chiave, ma diventa un potente motore di comparazione tra siti, con dati di audience e informazioni di intelligence quali i siti correlati “also visited” e le parole chiave correlate “also searched for”

trends_for_websites

Also visited
Siti affini a quello che sto analizzando ovvero i primi 10 siti (in ordine di importanza) facenti parte della stessa area tematica del sito in questione

Also searched for
Le altre parole chiave usate dagli utenti che visitano quel sito

Ma come fa Google ad avere dati non più solo relativi alle ricerche (il “vecchio” Google Trends) ma anche rispetto all’audience dei siti? Quali sono le fonti di Google Trends for Websites?
Ecco la risposta di Google stessa.

Trends for Websites combines information from a variety of sources, such as aggregated Google search data, aggregated opt-in anonymous Google Analytics data, opt-in consumer panel data, and other third-party market research. The data is aggregated over millions of users, powered by computer algorithms, and doesn’t contain personally identifiable information. Additionally, Google Trends for Websites only shows results for sites that receive a significant amount of traffic, and enforces minimum thresholds for inclusion in the tool.
(fonte http://www.google.com/intl/en/trends/websites/help/index.html)


Come stanno reagendo gli altri motori di competitive intelligence?

Tutti stanno potenziando i servizi offerti ed è presumibile che aumenterà la specializzazione di ciascuno del dare dati precisi rispetto a un parametro preciso.
Ad esempio: Backlink Watch, che misura i backlink dagli altri siti verso il nostro oggetto di analisi.
Lo “storico” Alexa, intanto, con la sua classifica mondiale dei siti, ha di recente integrato addirittura una fotografia socio-demografica delle audience (con validità dei dati tutta da dimostrare).

Ritornando invece a Google, un’altra grande novità è rappresentata dal lancio di Google Ad Planner, un sistema al servizio dei pianificatori, in cui Google dà informazioni qualitative e quantitative sui siti propri, dei concorrenti, di editori e terze parti dove pianificare pubblicità. Leggendo sul blog di Google AdWords, sembra che le altre aziende che offrivano informazioni su profilazioni e audience dei siti web debbano seriamente iniziare a preoccuparsi.

While Google Trends for Websites, announced last week, is designed for all users, Google Ad Planner is designed with media planners in mind. Using Google Ad Planner, you can quickly create media plans and export to a .csv file, which can be opened in most spreadsheet applications. Or, you can export to DoubleClick’s MediaVisor, which helps you manage all your other media planning, buying and campaign management activities.
(Google AdWords blog)

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